lunedì 3 febbraio 2014

Il Cavaliere Oscuro e l’Uomo d’acciao: crisi creativa o rilettura originale di due miti?

Come promesso venerdì scorso, ecco che ADF ospita il primo scrittore ospite, Marco Gili. Amante del cinema Marco mi ha fatto l'onore di scrivere un piccolo post su di un argomento che in questo blog non trova tanto spazio. Mi riferisco ai film tratti dai miei amati comics che ultimamente, per una ragione o per un'altra, il sotto scritto ripudia come la peste.
Marco come detto è un amante del buon cinema e immagino faccia una enorme fatica a parlare dei famigerati cinecomics però ha accolto con molto piacere la mia proposta. Quindi basta perdere tempo e lasciamo la parola a Marco. [...]

Federico "Fox" Foglietta




Il Cavaliere Oscuro e l’Uomo d’acciao: crisi creativa o rilettura originale di due miti?

Come accadde in passato per Batman di Christopher Nolan, anche all’uomo di Kripton è accaduto di essere oggetto di un nuovo sguardo, complice nell’idea l’ormai autore contemporaneo Nolan e nella regia colui che ha avuto il coraggio di portare sullo schermo quello che è forse il Graphic Novel per eccellenza: Watchmen.

La prima domanda che sorge spontanea sicuramente è la seguente: i reboot sono semplicemente una via di fuga dalla crescente impasse creativa del cinema d’intrattenimento? Difficile rispondere in maniera perentoria, tuttavia è ragionevole credere che esiste un confine molto sottile tra il lavoro di semplice e piatto “blockbuster” e il tentativo di voler rileggere un personaggio noto in chiave autoriale. Nei comics come nel cinema è necessario sempre confrontarsi con la mano che sta dietro un’operazione e valutare se prevalga l’uno o l’altro dei due aspetti, tenendo conto che qualsiasi giudizio e sempre e inevitabilmente dettato da un seppur minimo gusto personale.

Il tentativo di Snyder, influenzato sicuramente dall’intuito di Nolan, è quello di fare un film non tanto su Superman ma su Clark Kent, ricordiamo che solo nel finale lui inizia a essere chiamato Superman per giustificare il fatto che il tema principale sia come Clark diventa Superman. Il Clark Kent di Snyder non appare infatti come il solito occhialuto impacciato e caricaturale che tutti conosciamo, bensì come un personaggio solitario e malinconico che cerca risposte ai dilemmi posti dal suo lato umano, l’umanità di Clark diventa quindi il legame tra i suoi due padri in quanto entrambi gli insegnano, a modo loro, ad essere umano; al contrario il fatto di voler essere Superman sarà una sua libera scelta, prima di tutto in difesa dell’umanità ma anche come simbolo che incarni al contempo i suoi due padri.
Nonostante la trilogia del Cavaliere Oscuro sia decisamente superiore (da un punto di vista prettamente cinematografico) il tentativo di Snyder è proprio quello di riproporre un novello Bruce Wayne nonché il tentativo di aggiornare il contesto storico: entrambi i personaggi vengono calati nella contemporaneità e finiscono per combattere contro coloro che rappresentano i mali contemporanei: il terrorismo che si serve della rete informatica e il panico della metropoli sotto assedio.

Per quanto apprezzabile il tentativo, Snyder è ben lontano dalle atmosfere gotiche e noir del Cavaliere Oscuro di Nolan e dalla sua capacità di coinvolgimento emotivo, così come il nuovo Superman non riesce a raggiungere quello spessore del nuovo Batman. Nel complesso davanti all’Uomo d’acciao si resta con quella incerta e spiacevole sensazione di trovarci di fronte ad un prodotto gradevole ma anche a un tentativo fallito, da parte di Nolan e Snyder, di voler lanciare una nuova saga, nello stile del Cavaliere Oscuro, dedicata a Superman.

Marco Gili

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