martedì 8 giugno 2010

Devil & Hulk 159

Devil & Hulk 159
Testi: AA. VV.
Disegni: AA. VV.
Marzo 2010
Panini Comics

L’insostenibile leggerezza di Loeb.
Sono sempre stato dell’idea che per giudicare un ciclo di un autore inserito in una serie regolare della Marvel o della Dc bisogna averne letto un buon numero di albi. Questa mia convinzione deriva dal fatto che, a differenza dei fumetti italiani spesso numeri unici, gli autori di comics sono messi sotto contratto per scrivere o disegnare un intero ciclo più o meno lungo di una serie che magari esce ormai da trent’anni. Ovviamente spesso (ma non sempre) i numeri iniziali sono di rodaggio e servono allo scrittore di turno per “aggiustare il tiro” e far immaginare al lettore quali tematiche o situazioni lo attendono nel corso della sua gestione.
Come dicevo, non si può esprimere un giudizio definitivo su di un intero ciclo di storie soffermandoci solo al primo numero. Per giudicare il nuovo ciclo di Hulk, scritto da Jeph Loeb e disegnato da Ed Mcguinnes, ho atteso la pubblicazione del dodicesimo numero che coincide tra l’altro con il traguardo numero 600° della serie “The Incredible Hulk”.
Purtroppo Loeb si sta ancora una volta dimostrando un autore sopravvalutato.
Attorno la mistero dell’identità di Rulk, il nuovo e cattivissimo Hulk rosso, Loeb non fa altro che costruire una trama piena di botte e situazioni paradossali inserite in una sceneggiatura dai toni leggeri e spesso elementari. Una svolta della serie verso quella narrativa dell’eccesso che rimane parecchio indigesta a chi scrive.
Leggendo la gestione di Loeb mi sembra di essere tornato ai comics caratteristici degli anni 90, dove a farla da padrone erano le splash page delle superstar della tavola disegnata e dove le storie e i dialoghi passavano decisamente in secondo piano.
Quello che trovo spesso fastidioso nel ciclo di Loeb è lo stravolgimento della psicologia del cast dei comprimari. Trovo ad esempio un personaggio come Doc Samson completamente stravolto nella sua essenza. Nel mai troppo lodato ciclo di Peter David, Samson era diventato un personaggio essenziale per cercare di capire e trovare una cura al problema della doppia personalità di Hulk. Attraverso di lui il lettore veniva trascinato in storie marcate da una forte impronta psicologica. Oggi, con Loeb, Doc Samson risulta non avere un minimo di spessore e non aspetta altro che cercare pretesti fare a botte.
In questo numero Loeb cerca di dare alle storie un taglio di mistero che magari nel tempo porterà a buoni risvolti, ma per adesso la nuova gestione di Hulk lascia parecchio perplessi.
Dopo aver apprezzato l’ottimo e lungo ciclo di Peter David, dopo il discreto e misterioso ciclo di Bruce Jones e dopo il poco più che passabile ma godibile Planet Hulk di Grag Pak, leggere e accettare le storielle di Loeb risulta francamente difficile.
E’ altrettanto difficile capire come Loeb, dopo aver oggettivamente scritto bellissime opere come ad esempio Il lungo Halloween per Batman, possa aver messo la firma su tante altre cose che lasciano il tempo che trovano.
Sto purtroppo cominciando a credere che Jeph Loeb sia un autore fin troppo sopravvalutato.

GIUDIZIO IN SINTESI
Storia: 4
Disegni: 6.5
Redazionali: 6.5
Edizione italiana: 7

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dopo che è stato rivelato che RULK è il generale ROSS non ha più senso continuare a seguire questa collana. Non che Loeb finora abbia fornito elementi per ritenere il contrario.

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