mercoledì 17 marzo 2010

Lontano dalla luce, fin dentro il buio

Dylan Dog n°280 “Mater Morbi”
Testi: Roberto Recchioni
Disegni: Massimo Carnevale
Gennaio 2010
Sergio Bonelli Editore

Finalmente era ora.
Ho sempre letto Dylan Dog, ormai se non sbaglio sono 23 anni che ogni mese esce un suo nuovo numero (senza contare tutti gli speciali) e troppi sono i mesi dove ho dovuto constatare una stanchezza narrativa che trascina la serie ormai da tanti anni. Qui non è mia intenzione analizzare il perché di questa stanchezza di idee sul nostro Dylan o sul perché ci sia stato questo calo qualitativo, ma voglio parlare di un fulmine nel buio, di uno squarcio sulla monotonia mensile che si chiama Mater Morbi.
Ho sempre apprezzato Roberto Recchioni e quel poco che ho letto di suo mi ha fatto credere che sia uno scrittore nostrano che ha finalmente qualcosa da dire.
La gestazione di questo albo, la situazione personale dello scrittore e il conseguente interessamento anche dell’opinione pubblica ha portato finalmente a produrre un fumetto che fa parlare di sé al di fuori del suo contesto e che fa al tempo stesso riflettere, come riuscivano spesso a fare le storie di Dylan nei bei tempi che furono.
Mater Morbi è una sorta di diario personale, è un racconto liberamente ispirato alla vita dello stesso Recchioni, affetto da una malattia congenita che l’ha portato più volte ad un passo dalla morte.
Ovviamente il finale prevede che il protagonista si salvi e che tutto torni alla normalità quotidiana, quello che importa è ciò che accade durante la trama e che il lettore sia trascinato con forza a riflettere sulla situazione di malato terminale del protagonista.
La narrazione è essenziale, diretta e senza eccedere mai nel retorico, i disegni di Carnevale sono oscuri e pieni di sofferenza nonostante siano imbrigliati e soffocati nella rigida griglia degli albi Bonelli.
L’albo trasuda tutta la sofferenza e la solitudine che provano i pazienti all’interno degli ospedali e non si può restare indifferenti alla storia di Vincent, bambino malato allo stadio terminale che ha avuto la forza di accettare la sua malattia e di convivere con essa.
Tutti hanno una propria opinione sull’argomento, non esprimerò il mio giudizio in questa sede, quello che conta è che se ne parli e che la nostra percezione non sia influenzata da una comunicazione di massa piena zeppa di false tesi puramente ideologiche o strumentali.
Quello che conta è il coraggio di Recchioni e Carnevale di usare un medium popolare come il fumetto per obbligare il lettore a riflettere su di una problematica tristemente attuale.
Che si parli di fumetto al di fuori dei soliti quotidiani contesti è sempre una cosa buona per le nostre amate tavole disegnate.

GIUDIZIO IN SINTESI
Storia: 7
Disegni: 7
Redazionali: 5.5
Edizione italiana: 6

P.S. Nel mio piccolo, mi permetto di dedicare questo post a Eluana e suo padre.

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